Dott. Giancarlo Garioni
Dottore commercialista,
revisore legale e consulente d’azienda

TREVISO, SETTEMBRE 2019

Lo sviluppo delle organizzazioni non profit è dovuto alla difficoltà degli enti pubblici di offrire ai cittadini servizi adeguati in tema di assistenza socio-sanitaria, economia solidale, tutela dell’ambiente, sport o ricreazione, tanto per citarne alcuni. Gli enti del Terzo settore, per sostenere questa crescente operatività, devono fare maggiore ricorso al credito bancario, considerato che le tradizionali fonti di approvvigionamento, quali i contributi e le donazioni, non riescono a soddisfare l’aumentato fabbisogno finanziario: un recente rapporto evidenzia infatti che la prima fonte di copertura degli investimenti effettuati da enti non profit è costituita dal credito bancario (43,3%) che, seppur di poco, supera l’autofinanziamento (40,7%). Di conseguenza, le banche, per valutare il merito di credito degli enti non profit, hanno deciso di mettere a punto modelli di rating ad hoc, non in contrasto, ma integrativi dei tradizionali sistemi di misurazione del rischio utilizzati per le imprese for profit: nell’ambito dei consueti 3 moduli (qualitativo, quantitativo e andamentale) che compongono i sistemi di rating, vengono inseriti indicatori e elementi aggiuntivi per tenere conto del peculiare DNA del settore.
Nell’area dell’analisi quantitativa, vengono inseriti degli indicatori espressivi delle performance delle organizzazioni sociali: si tratta sia di indicatori di natura monetariatipici del non profit, sia di indicatori a carattere non monetario.
Tra gli indicatori monetari peculiari del non profit possiamo citare la capacità di sostenere il debito con i proventi dell’attività istituzionale, la composizione delle fonti dei ricavi (con particolare riferimento alla percentuale di incidenza dei contributi e delle donazioni), il peso dell’operatività svolta con contratti di servizio, il rapporto tra attività sociale non profit e un’attività riconducibile a parametri profit, l’andamento della raccolta fondi negli ultimi 2 anni.
Esempi di indicatori quantitativi a carattere non monetario possono essere il numero di pasti offerti ai poveri o il numero di bambini aiutati in un determinato intervallo di tempo.
Nell’ambito dell’analisi qualitativa vengono inseriti degli indicatori sociali che misurano il grado di soddisfazione delle esigenze dei destinatari della missione svolta dagli enti non profit e che variano in relazione alla finalità istituzionale: quelli di un’associazione sportiva dilettantistica saranno inevitabilmente diversi da quelli di un’organizzazione che aiuta i bambini in difficoltà.
Inoltre, per quanto riguarda le variabili qualitative, l’appartenenza dell’organizzazione non profit a Federazioni, consorzi o associazioni che ne possono sostenere l’attività rappresenta per le banche una condizione che influenza positivamente il rating, sia per la possibilità di ricevere garanzie effettive dagli organismi associativi, sia per l’ottenimento di certificazioni di qualità e di rispetto di protocolli comuni nell’espletamento dell’attività sociale.
In sintesi, indicatori economici e sociali devono essere entrambi inglobati nei modelli di rating non profit in quanto l’attività svolta dall’ente deve sempre e comunque rispondere a criteri di economicità, ma la sopravvivenza dell’azienda risulterebbe minata e con essa la capacità di rimborso dei prestiti ricevuti se non venissero soddisfatti gli obiettivi sociali della propria mission.

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